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Nutrizione / Intolleranze alimentari

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Cosa sono le intolleranze alimentari?

ImageLe intolleranze alimentari sono spesso un argomento misconosciuto o addirittura ignorato, ma sono senza dubbio di grande attualità. La comunità scientifica e l'opinione pubblica hanno sempre maggiore interesse per le patologie collegabili alle reazioni avverse agli alimenti. Queste, a volte, possono essere diagnosticate con facilità quando i sintomi sono molto evidenti, altre volte sono di difficile interpretazione se i meccanismi coinvolti sono più complessi o le patologie più sfumate.

ImagePer ogni individuo esistono determinate sostanze (alimenti, sostanze chimiche, funghi, batteri, ecc.), talvolta assolutamente insospettabili, che lo intossicano (spesso proprio i cibi che più piacciono) e che quindi sono incompatibili con il sistema immunitario.

Ingerendo tali alimenti si verifica un fenomeno di reazione citotossica che distrugge parte dei globuli bianchi; gli enzimi liberati entrano in circolo, attaccano i tessuti e provocano irritazione e disturbi in intere aree del corpo, tessuti ed organi, con conseguenti reazioni a catena, aggravando patologie già preesistenti ed innescando patologie latenti. Tali reazioni comunemente note come “intolleranze alimentari”, sono anche dette “incompatibilità alimentari ritardate o nascoste” tipiche del “metabolismo ritardato”.

ImageCon sintomi diversi da soggetto a soggetto, le intolleranze alimentari producono disturbi che si manifestano anche a distanza di 15-72 ore dall'ingestione dell'alimento responsabile e sono quindi ben diverse dalle allergie classiche.


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  • Qual è la differenza tra allergia e intolleranza alimentare?

    Per allergia s’intende una reazione immediata ed eccessiva del sistema immunitario nei confronti di sostanze non prodotte dall’organismo, ma provenienti dall’esterno detti antigeni (cibi, inquinanti, sostanze chimiche, veleni di animali ecc.) Queste sostanze sono riconosciute come elemento estraneo dal sistema immunitario grazie alle immunoglobuline IgE, una sorta di bandierine segnaletiche che si attaccano al corpo estraneo, formando l’anticorpo e indirizzando i globuli bianchi (leucociti) sul bersaglio da attaccare. Una delle conseguenze di tutto ciò è la liberazione di istamina, sostanza prodotta dall’organismo altamente infiammatoria, che ad alte dosi può dare una reazione dose-dipendente immediata ed acuta, cioè il tipico shock anafilattico.

    Le intolleranze alimentari invece si distinguono dalle allergie poiché non presentano immunoglobuline e liberazione di istamina, ma gli stessi antigeni possono su alcuni soggetti sensibilizzare il sistema immunitario, infatti per ogni individuo esistono determinate sostanze (alimenti, sostanze chimiche, funghi, inquinanti, ecc.) talvolta assolutamente insospettabili, che lo intossicano. Spesso sono gli alimenti preferiti, che si assumono abitualmente e che possono diventare incompatibili con l’organismo.

    Ingerendo tali alimenti si può verificare un fenomeno di reazione leucocitotossica che, come si vede in vitro, danneggia parte dei globuli bianchi; gli enzimi liberati dovuti alla lisi (rottura) dei leucociti entrano in circolo, questi attaccano i tessuti provocando irritazioni a organi, apparati o intere aree del corpo, con conseguenti reazioni a catena.

    Le intolleranze alimentari provocando, in modo diretto o indiretto alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato o tessuto, disturbi che a lungo andare a causa di abitudini alimentari monotone, possono diventare cronici, assumendo sempre gli stessi alimenti, anche se a piccole dosi ma costantemente. Inoltre si può avere alle volte una “cross reattività”, cioè una sensibilità verso molecole simili contenute in alimenti diversi assunti contemporaneamente, che reagendo fanno in modo di sommare le singole reazioni di intolleranza, amplificando i disturbi.

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  • Quali sono le cause che hanno determinato l'aumento delle incompatibilità alimentari?
    • Eccessivo abuso di alcune sostanze

    • Uso indiscriminato di insetticidi, diserbanti anticrittogamici, fitofarmaci

    • Uso indiscriminato di conservanti, additivi chimici, addensanti, ecc…

    • Minor incidenza della frequenza dell'allattamento al seno materno

    • Alterazione della flora intestinale a causa di abitudini alimentari e farmaci come antibiotici cortisonici, estroprogestinici, ecc…

    • Stress

    • Inquinamento ambientale, smog

    • Scadente qualità del cibo

  • Quali sono i segni e i sintomi legati alle intolleranze alimentari?

    Le intolleranze alimentari possono provocare in modo diretto o indiretto disturbi a carico di qualsiasi organo o apparato, di seguito sono elencati con i relativi sintomi:

    • Sintomi generali: stanchezza, ritenzione idrica, borse oculari, sonnolenza postprandiale, alitosi, aumento della sudorazione.

    • Sistema nervoso: cefalea, ansia, depressione, irritabilità, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione, vertigini, vampate di calore.

    • Apparato respiratorio: difficoltà di respirazione, asma, tosse, rinite, sinusite.

    • Apparato cardiocircolatorio: alterazioni della pressione arteriosa, palpitazioni, extrasistoli, aumento della coagulabilità del sangue.

    • Apparato gastro-enterico: gonfiore, senso di nausea, dolori e crampi addominali, gastrite, colite, disturbi dell'alvo (diarrea, stitichezza), eruttazione, aerofagia, prurito anale, emorroidi.

    • Apparato urogenitale: cistiti, infiammazioni urogenitali, sindrome premestruale.

    • Apparato muscolo-scheletrico: crampi, spasmi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari, tunnel carpale, artrite, infiammazioni muscolo-tendinee.

    • Epidermide: prurito locale e generalizzato, acne, eczema, dermatiti, vari tipi di lesioni dermatologiche, psoriasi.

    • Inestetismi: cellulite, sovrappeso, obesità, acne.

    Avvertire un forte desiderio per un cibo particolare, senza potersi saziare, è quel tipo d'intolleranza o sensibilità alimentare che si può definire “stato di dipendenza alimentare”.

  • Quali sono i maggiori alimenti che provocano intolleranze?

    La ricerca indica che la maggior parte delle sensibilità possono essere eliminate, semplicemente isolando i cibi verso i quali risulta una tossicità ed è necessario evitare tali cibi (riconosciuti dal Food Intolerance Test) per un periodo da uno a sei mesi, secondo il livello di reazione, prima di passare alla reintroduzione Dai risultati dalle migliaia di test fin qui eseguiti, tra gli alimenti più a rischio sono:

    FRUMENTO, UOVA, LATTE, LIEVITO, CIOCCOLATO, CAFFÉ, CAVOLO, POMODORO, PATATE, FRAGOLE, BANANE, ORZO, MAIS, MANZO, TABACCO, ARACHIDI.

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    Nel diagramma sottostante è rappresentata l’evoluzione dei sintomi nell’arco di tre mesi di dieta ad eliminazione, su un campione di 50 pazienti.

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  • Quale Test scegliere per diagnosticare le intolleranze alimentari?

    Importante è optare per il test giusto, che deve rispondere almeno ai seguenti requisiti:

    • Attendibile: la validità scientifica, deve basarsi su studi di ecologia clinica.

    • Affidabile: ogni lotto deve essere testato, per verificarne la qualità.

    • Certificato: il test deve essere notificato al Ministero della Salute e marchiato CE, chi lo esegue deve essere istruito e certificato all'uso.

    • Completo: deve testare tutti i possibili alimenti assunti, anche quelli nascosti.

    • Preciso: chi esegue il test deve utilizzare un metodo di certa e facile valutazione.

    • Dettagliato: deve valutare tutti gli elementi cellulari del sangue.

    • Standardizzato: deve dare risultati ripetibili.

    Il Food Intolerance Test (test per le intolleranze alimentari, abbreviato F.I.T.) soddisfa tutti questi requisiti; è un test, effettuato mediante la metodica ELISA, che permette di individuare quali sono le proteine alimentari contro le quali l’organismo ha reazioni avverse. È disponibile nelle versioni da 46, 92 e 184 alimenti.

    Il test viene effettuato mediante analisi di un campione di sangue capillare. prelevato tramite una semplice punzione al dito. A seconda della gravità citotossica osservata, il paziente dovrà eliminare dalla dieta quel determinato elemento da uno a sei mesi, per poi reintrodurlo gradualmente.

    Si ritiene fondamentale avere un'ampia gamma di alimenti testati, sia per il quadro generale delle intolleranze sia per facilitare la scelta alimentare, in vista di una mirata ed equilibrata dieta di eliminazione.

  • Quali sono gli accorgimenti da osservare prima di fare il Food Intolerance Test?
    • Per effettuare il prelievo di sangue non serve essere a digiuno, può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata.

    • È consigliabile bere molta acqua il giorno del prelievo.

    • In caso di raffreddore, influenza o altre malattie di tipo infiammatorio, rimandare l’appuntamento.

  • Come devono essere evitate gli alimenti indicati nel referto del FIT?

    Il Food Intolerance Test evidenzia gli alimenti che danneggiano l’organismo, poiché risultano positivi al test, quindi vengono indicati nel referto. Per qualsiasi livello di reazione positiva, è necessario evitare quella sostanza, eliminandola dalla dieta, per un tempo variabile, in base al grado di tossicità.

    Anche un livello moderato di reazione può essere causa di sintomi severi.

    È necessario leggere attentamente e più volte, i risultati del Test. Questo per imprimere bene nella memoria gli alimenti non permessi e la relativa gravità di reazione. La memoria di questi valori aiuterà tantissimo nello scegliere le alternative alimentari e valutare le possibili combinazioni di un pasto.

    In molti casi si trovano vietati alimenti che spesso sono combinati tra loro, come ad esempio:

    - Frumento e lievito (nel pane)
    - Frumento, lievito, zucchero, uova (in dolci e biscotti)

    Pertanto per “possibili combinazioni” vuol dire scegliere tra le alternative, secondo le proprie esigenze. Tali esigenze saranno diverse da un test all’altro, dato che il risultato è estremamente personale ed anche con alcuni elementi comuni si avrà comunque differenza nel grado di incompatibilità.

  • Come devono essere reintrodotti gli alimenti indicati nel referto del Prime Test?

    La dieta di eliminazione non è per sempre.

    È un fatto documentato che alcune persone diventano ipersensibili ad alcuni alimenti solo per averne abusato. Tuttavia la nostra ricerca ci indica che la maggior parte delle nostre ipersensibilità possono essere superate semplicemente isolando i cibi che ci molestano, dando la possibilità al sistema immunitario di riottimizzarsi. La maggior parte dei Medici che utilizzano il FIT di NatrixLab, hanno osservato che è necessario evitare i cibi reattivi per un periodo di almeno un mese, prima di passare alla fase di reintroduzione.

    Alcune ipersensibilità possono essere dovute ad una predisposizione o “acquisite” durante la gestazione. Queste sono, le cosìdette sensibilità “permanenti” o “fisse” che sono molto difficili da perdere anche dopo un periodo di rigida astinenza. Raramente questi sono alimenti che si mangiano di frequente; lo scopo di questa dieta è di aiutare ad eliminare le ipersensibilità “temporanee”. Quando, dopo aver seguito le sole indicazioni di eliminazione (se non è necessario seguire un trattamento specifico per qualche patologia) i cibi reattivi possono essere reintrodotti nell’alimentazione seguendo una dieta rotazionale.

    La reintroduzione va fatta per un cibo alla volta, provando ad assumere un alimento reattivo (risultato positivo al test) ed attendere 4-5 giorni, per assicurarsi che non ricompaiano i sintomi di malessere; questo va fatto almeno due volte in occasioni diverse. Questo è molto importante per le complicazioni che potrebbero sorgere se uno o più reattivi fossero mischiati nello stesso pasto. Cercate di provare ogni alimento ad almeno tre giorni di distanza e due volte in occasioni diverse. Giustamente qualsiasi abuso può portare ad una intolleranza. Durante il periodo di eliminazione dalla dieta, degli alimenti reattivi, si può notare la scomparsa di alcuni sintomi. Al momento della reintroduzione degli alimenti, è necessario essere consapevoli della riapparizione di questi o altri sintomi e cercare di annotarli. Se si presenta una reazione (malessere), di solito avviene entro le prime 12 ore, è necessario sospendere quel alimento per almeno un mese ancora.

    Il concetto di dieta rotazionale, ogni 4-5 giorni, fu proposto per la prima volta circa 50 anni fa. Fondamentalmente consiste nell’uso di un alimento ogni 4-5 giorni. Il concetto di questo programma era di identificare le allergie alimentari in un periodo in cui non esistevano tests diagnostici per poterle identificare. Il paziente doveva tenere un diario alimentare quotidiano dei cibi ingeriti, le loro quantità e trascrivere qualsiasi sintomo apparisse, anche se minimo. Riscontrando questi diari alimentari con i sintomi, si pensava di poter identificare gli alimenti offensivi. Con il diffondersi del metodo leucocitotossico, non è più necessario usare questo metodo lungo e laborioso. Comunque la dieta rotazionale viene ancora usata per prevenire l’acquisizione di nuove ipersensibilità, oltre a quelle già dimostrate dal Food Intolerance Test.

    Bisogna essere motivati, una volta eliminati quei cibi ai quali si è risultati “intolleranti”, i sintomi scompariranno, così si è sulla buona strada, per un’ottima salute fisica e psicologica.

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